Fly-Out Canada 2012

 

 

 

Il grande balzo era nell'aria. Un primo assaggio l'avevamo avuto già nell'estate del 2006 quando con il glorioso HB-CIC, il C182TR di Alidalbatros, raggiungevamo la costa orientale della Groenlandia, a Kulusuk (vedi Fly-Out). L'anno passato poi la prova generale fino a 80° di latitudine nord dell'arcipelago di Spitzbergen (vedi Fly-Out).
Quest'estate era dunque arrivato il momento di agire: l'attraversata del Nordatlantico verso l'America! La preparazione, invero, è stata un po' trascurata. Complice il carico di lavoro prima della pausa estiva, abbiamo iniziato a raccogliere seriamente il materiale un mese prima della partenza. Tardi, perché le cose da fare sono sempre di più di quelle che si credono all'inizio. Un grazie ad Urs F. che ci ha dato preziosi ragguagli sulle tappe atlantiche. Il suo contributo ci ha permesso di risolvere l'annoso dilemma Canada-USA e cioè di dove dirigerci una volta raggiunto il continente americano: due giorni prima della partenza (sic!) abbiamo scoperto che il Pilot in command necessita di un visto per entrare negli States anche se munito di passaporto biometrico, mentre l'equipaggio no! ... Poco male: via verso le sterminate distese canadesi.

Grazie alla Electronic Flight Bag la preparazione del materiale aeronautico invece è semplice e veloce. Una telefonata alla Jeppesen ed un acquisto online sul sito della Garmin per avere subito le banche dati del Nordamerica disponibili da scaricare sull'Ipad, sulle SD del G500 e sulle Flash card dei GNS 430W.

Bisogna poi preparare l'equipaggiamento di sicurezza. Oltre ai giubbotti, alla zattera e al PLB che già normalmente portiamo con noi sul mare, si aggiungono le mute stagne che indosseremo durante le tappe atlantiche.

La rotta per il resto è quasi obbligata. I punti fissi sono Reykjavik, Narsarsuaq e Goose Bay. Incontreremo vento contrario verso la Scozia e decidiamo così per una tappa supplementare in Francia.

 

 

 

Giovedì 26 luglio 2012

 

Lugano - Le Touquet (2h40m)


Alle 08:01 ora locale di Agno ci involiamo verso nord. Siamo leggeri, poichė avendo optato per lo scalo intermedio, abbiamo riempito solo parzialmente i serbatoi. Saliamo on top con la Canne 8U departure. Il volo si svolge tranquillo e a mezza mattina raggiungiamo Le Touquet.

 


Riprendiamo questa insolita vista del golfo di Agno durante
la Canne 8U departure

 


Il volo non presenta particolarità se non per il compimento della
millesima ora di volo di Paolo

 


Sorvoliamo la regione della Champagne ad Épernay.
In basso a sinistra le installazioni della Moët Chandon

 


La spiaggia di Le Touquet

 

Le Touquet-Stornoway (3h04m)


Riforniamo di nuovo parzialmente il nostro Silver Eagle e a mezzogiorno in punto ci involiamo verso il Regno Unito. Sorvoliamo Londra ed intravvediamo il parco olimpico dove si svolgono gli ultimi, febbrili preparativi per i giochi olimpici.
Tre ore più tardi raggiungiamo Stornoway, uno sperduto aeroporto all'estremo nord-ovest della Scozia. Vi è anche un VOR lungo il quale passano le rotte del Nordatlantico. Un ottimo, ultimo scalo prima di lasciare il continente. La temperatura a terra è decisamente cambiata. Indossiamo una giacca che ci ripara da un vento teso e molto fresco. 

 


Attraversiamo la Manica verso Dover.

 


Anche in piena estate la nebbia sulla Manica può essere insidiosa

 


Londra si prepara ai giochi olimpici: la City e il City Airport

 


Non vedremo più niente fino all’avvicinamento a Stornoway

 


In sottovento per pista 18

 


Spiagge incantevoli, ma la temperatura non è certo mediterranea

 


A queste latitudini il vento è una costante

 

Stornoway-Reykjavik (3h10m)


Questa volta riforniamo rasi i cinque serbatoi del nostro P210 per un totale di 560 litri. Sarebbero sufficienti per oltre sei ore di volo, ma ne useremo molto meno. Indossiamo le mute stagne e con qualche impedimento ci sistemiamo a bordo.  Alle 15:51 ora di Londra avviamo la turbina RR 250 e pochi istanti dopo siamo in volo sull'Atlantico. La rotta non è perfettamente lossodromica, poichè non essendo equipaggiati di radio HF, dobbiamo seguirne una che ci tenga un po' più vicini alle isole Faroe e quindi sotto copertura VHF. Il vento soffia prevalentemente al traverso, mai favorevole. Raggiungendo l'Islanda ci imbattiamo in una copertura di altocumuli lenticolari in sottovento dei ghiacciai dell'isola. Durante la discesa le nubi ci costringono a numerosi diversioni per evitare forti turbolenze. Bello l'avvicinamento visual a Reykjavik con un sorvolo del famigerato vulcano Eyjafjallajökull, coperto da una calotta di ghiaccio e che tanti problemi aveva causato all'aviazione di mezzo mondo nell’aprile del 2010, quindi di un esteso altopiano di tundra per scansare infine un rovescio di pioggia quasi in finale per pista 31.

Ci siamo guadagnati la giornata con nove ore di volo. Ci trasferiamo all'hotel Natura proprio di fronte al nostro Handling Agent.

 


In decollo sorvoliamo il paese di Stornoway

 


Quasi tutti gli aeroporti hanno ameno 2 piste incrociate
per fronteggiare il vento

 


Di nuovo on top senza vedere nulla: che noia!

 


Il MFD ci indica che siamo sulla rotta giusta

 


Dopo 2:30 di volo vediamo la costa islandese

 


Le spiagge annerite dalla cenere vulcanica dello Eyjafjallajökull

 


Iceland è terra di ghiacciai che terminano nel verde delle pianure

 


Qui sono i più grandi ghiacciai d’Europa

 


Numerose turbolenze sottovento delle creste e nubi lenticolari
in discesa verso l’atterraggio

 


Terre aspre ma anche fertili: agricoltura e pastorizia
non mancano sull’isola

 

 


Altopiani, vallate e abbondanza d’acqua costellano il paesaggio

 


Acqua calda gratis: quella geotermica è la fonte
energetica principale in Islanda

 


Il paesaggio a tratti è lunare

 


Molto verde la capitale Reykjavik

 


Un bel vento al traverso anche qui nonostante tre piste incrociate

 


A spasso dopo cena. Le giornate sono molto lunghe

 


Un DC 3 della Icelandair

 


Un C160 Transall dell’Armée de l‘Air. Il sole a
mezzanotte non si è ancora coricato

 

 

Venerdì 27 luglio 2012

 

Ci leviamo di buon mattino fiduciosi di proseguire per la Groenlandia, la giornata è splendida. Consultiamo le cartine e ... sorpresa: il METAR/TAF di Narsarsuaq annuncia un ventaccio con punte fino a 45 nodi, per non parlare poi dei venti in quota. A conferma di questo nessun volo da e per Narsarsuaq è previsto in giornata. Attimo di smarrimento e in pochi minuti ci organizziamo un auto a noleggio con la quale scorraziamo tutto il giorno per Reykjavik e dintorni. Grazie alla pausa forzata abbiamo potuto trascorrere una giornata da perfetti turisti.

 


Lava, terra e acqua. Questa è l’Islanda


 


Omini di pietra nel parco nazionale Pingvellir

 


Un lago interno circondato di fitta vegetazione

 


Meglio rispettare la segnaletica visto il traffico

 


Pecore selvagge dappertutto

 


Un geyser: questo ogni 7 minuti si scatena

 


Bisogna essere pronti a cogliere l’attimo

 


La colonna d’acqua sale 40 metri ed emana odore
di zolfo, poi per 7 minuti regna il silenzio.

 


Le imponenti cascate del Gullfoss

 


Una nube d’acqua avvolge i passanti

 


C’è chi ci prova in bici. Ma il vento è violento

 


La moderna cattedrale

 

 

Sabato 28 luglio 2012


Questa è la giornata buona. I venti si sono calmati e soffieranno prevalentemente al traverso della nostra rotta. Incontreremo della nuvolosità cumuliforme e stratificata alla nostra quota di 18000' con ghiaccio da lieve a moderato. Narsarsuaq prevede copertura a 6000' con pioggia.

 

Reykjavik-Narsarsuaq (3h58m)


C'è molto fermento in aeroporto già di buon mattino. Un C160 Transall dell'Armée de l'Air decolla per le Isole Faroe. Un King Air svizzero di proprietà della Breitling si dirige direttamente a Goose Bay, un volo di 1400 nm. Un autocostruito Questure Venture parte per la Scozia. Un TBM 850 ci precede nel taxi.
Il volo si svolge senza problemi. Riportiamo regolarmente la nostra posizione con le cordinate dapprima a Island Radio poi a Sondrestrom Info. A piú riprese veniamo avvolti da una copertura che ci impedisce di scorgere il mare. Le ultime due ore di volo poi sono tutte in IMC e non riusciamo quindi ad ammirare i ghiacci. L'avvicinamento a Narsarsuaq avviene nel bel mezzo di una nevicata e solamente durante la virata di procedura per l'avvicinamento NDB-DME 07 sbuchiamo sotto la copertura e vediamo la Groenlandia.

A terra le cose vanno molto veloci. Rifornimento ad opera di un eschimese, pagamento delle tasse aeroportuali molto salate e telefonata a CANPASS, le autorità di frontiera canadesi, per preannunciare il nostro arrivo. Nel frattempo il tempo è migliorato e la temperatura è più che gradevole.

 


Un posto insolito per un campo di golf: con il vento
che tira qui probabilmente le palline in acqua non si contano

 


Prima di lasciare l’isola sorvoliamo Keflavik ed il suo aeroporto

 


Davanti a noi quasi 700NM di mare prima della Groenlandia

 


Anche oggi siamo poco fortunati con le nuvole: on top tutto il volo

 


Dopo aver attraversato una nevicata sbuchiamo
sopra un ghiacciaio: è il primo contatto visivo con la Groenlandia

 


I ghiacciai terminano nei fiordi e fiordi portano al mare

 


Numerosi gli iceberg nelle baie

 


Piove in finale

 


Ma poi veniamo salutati da un’occhiata di sole

 

I video dell'attraversata e dell'avvicinamento a Narsarsuaq

 

 

 

 

Narsarsuaq - Happy Valley / Goose Bay (3h57m)

 

La vestizione ė ormai diventata routine. Il campo non è controllato e si decolla quindi a propria discrezione. La clearance ci viene assegnata da Sondrestrom Radio in volo. Non è difficile: diritti verso Goose Bay. Dopo quasi tre ore di volo vediamo la costa del Labrador. È frastagliata da mille isolette. La vegetazione quasi inesistente. Nessuna forma di vita umana. Ci vorrà un'altra ora di volo prima di scorgere i primi insediamenti. Intanto è ora di scendere e le comunicazioni con l'ATC si fanno più vivaci. La fraseologia è tipica americana, assai differente dai nostri standard e pure la lingua è ricca di inflessioni Yankee. Alla fine con un paio "say again" ci si fa capire e i controllori quando sentono un accento straniero adattano il passo.
Siamo atterrati con un C130 della USAF che ci tallona ed infatti GooseBay è una base militare condivisa. Siamo rimasti un po' sorpresi quando l'Approach ci chiesto quale pista desiderassimo. E siccome ce ne sono quattro abbiamo impiegato un attimo a decidere, scegliendo poi la principale. E poichè è presente una variation di 20° ovest e il vento sull'Atis è dato geografico mentre le piste sono orientate magnetiche, alla fine siamo atterrati con leggero vento in coda, complice anche un Atis in lingua molto stretta ...! Poco male con una pista di 3 km e dovendola  liberare in fondo. Rulliamo verso il nostro Handling Agent con l'intenzione di sbrigare velocemente le pratiche. Prima però dobbiamo passare il controllo doganale di due poliziotti piuttosto pignoli. Poi si fa attendere il camion cisterna impegnato con la linea più volte e quando infine sembra il nostro turno ... tutti fermi per un diverting di un 767 di Air Canada a causa di un infartuato a bordo. Altra ora persa. Quando arriviamo in albergo la gente è a cena ma l'orologio indica le 23 UTC!

 


Non è il caso di trattenersi oltre. Dopo un’ora decolliamo da Narsarsuaq.

 


Ora possiamo vedere qualcosa di più del paesaggio

 

 


Poi più niente fino in Labrador

 


Ancora 500 miglia prima di Goose Bay

 


Sorvoliamo le coste del Labrador

 


Ma ci vorrà ancora mezzora di volo prima di scorgere
i primi insediamenti

 


Queste terre fanno la felicità di cacciatori e pescatori

 


Finalmente ci liberiamo delle ingombranti mute stagne

 


Un po’ di pazienza per il rifornimento.
Precedenza all’emergenza sanitaria

 


L’aereo rappresenta l’unico collegamento con la civiltà

 


Per gli spostamenti locali si fa capo a pickup molto ecologici

 


L’aspetto socio-culturale è quello degli States.
Si noti la linea elettrica a bassa tensione ed i trasformatori appesi.

 

 

Domenica 29 luglio 2012

 

Ci siamo svegliati presto per via del fuso. Pianifichiamo i prossimi giorni. I suggerimenti raccolti da parenti e amici permettono di tracciare la rotta. Oggi andremo a Quebec.

 

Goose Bay - Québec (3h31m)


Iniziamo la serie di voli interni che ci porterà a visitare il Canada orientale. Il volo è lungo a dimostrazione di quanto vaste siano le distanze in questo paese. Risaliamo il corso del fiume San Lorenzo, dal suo estuario e fino alla capitale della omonima provincia. È richiesta molta flessibilità con la radio; abbiamo lasciato lo stile americano per quello francese. E che francese. È parlato con slang americano. Un bel miscuglio. Ma anche qui ce la caviamo e dopo l'arrivo dedichiamo tutto il pomeriggio a visitare questa splendida città.

 

 


Raggiungiamo il golfo del fiume Saint Laurence.
Sulle sponde la cittadina di Sept-Îles ed il suo aeroporto

 


Il largo fiume forma delle isole. La terra è fertile

 


Curiose le località sciistiche che si affacciamo sulle sponde
del fiume. Si noti il piccolo bacino per l’innevamento artificiale.

 


Molto geometrico il piano regolatore di Québec

 


In sottovento per un radar vectoring. Non ci accettano
un visual per via dell’intenso traffico.

 


Una città fredda d’inverno ma calda d’estate a giudicare
dal numero delle piscine domestiche

 


Ci godiamo un meritato spuntino nel centro storico. Qui si parla francese

 


Le caratteristiche sono quelle di una cittadina medievale europea.
Un unicum in Nordamerica.

 

 


Vista del fiume San Lorenzo

 

Lunedì 30 luglio 2012

 

Il prossimo suggerimento ci dice di visitare le cascate del fiume Niagara e così facciamo.


Quebec - St. Catharines (2h25m)


Le tappe cominciano a diventare più umane. Quella di oggi durerà poco meno di due ore e mezzo. St. Catherine è un grazioso aeroporto non controllato a soli 20 minuti di auto dalle cascate. Per raggiungerlo seguiamo tutto il corso del San Lorenzo e attraversiamo quindi una porzione di Stati Uniti, dell’Ohio, quando contattiamo Buffalo radar. È questo controllore che ci lascerà per l’avvicinamento a St. Catharines, aeroporto IFR ma non controllato. Atmosfera da aeroporto di aviazione generale. Il responsabile ci mette a disposizione una “courtesy car”, una Dodge monovolume, gratuitamente, con la quale ci dirigiamo immediatamente alle Niagara Falls. Giro molto turistico ma d'obbligo.

Siamo arrivati al giro di boa del Fly-Out.

 


Al mattino un gigantesco Ilyushin Il 76  blocca la nostra uscita dal Tarmac

 


Sorvoliamo un angolo di USA. Siamo in Ohio, vicino a Buffalo

 


Il fiume Niagara. In lontananza gli spruzzi delle cascate e le torri

 


Saint Catharines è una zona di pregiata produzione vinicola

 


Il volo è breve ma gli appunti con le clearances ricevute assai corposi



Avvicinamento IFR in aeroporto non controllato

 


Con un Van alle cascate

 


Usiamo l’IPhone per la navigazione a terra

 


I giganteschi alberghi sulla sponda canadese delle “Falls”

 


Immancabile foto ricordo

 


Non è tanto l’altezza quanto la portata d’acqua ad impressionare

 


C’è chi cerca più emozioni

 


Questa la vista sulla sponda canadese, sulla sponda opposta
americana, la gente non vede nulla

 

St. Catharines – Kingston  (0h50m)


In serata ci trasferiamo con un breve volo verso Kingston, una cittadina che si affaccia sulla sponda settentrionale del lago Ontario e conosciuta quale base di partenza per la visita alle 1000 isole, le “Thousand Islands”. Cominciamo a prendere una certa confidenza con i voli IFR in spazio aereo non controllato. Facciamo un bell’avvicinamento visual tenendoci a distanza da un Cessnino che ci precede. Facciamo subito il pieno, la gente è molto cordiale. Anche qui nessuna tassa di atterraggio.

 


Lungo le sponde del fiume Ontario

 


Anche qui l’aeroporto non è controllato

 


La nostra sistemazione. Le case sono in pietra calcarea.
Da qui il nome di Kingston

 


Si vive come in famiglia.

 


Il vento sembra non mancare sul lago Ontario

 


Ogni regione porta il proprio motto

 


In città vi è una nota accademia militare: in immagine un Leopard

 

 

Martedì 31 luglio 2012

 

Giornata dedicata ad una minicrociera alle Thousand Islands. Il fiume San Lorenzo nasce come emissario del lago Ontario. Qui sono presenti 1300 isole di dimensioni minuscole, quasi degli scogli. Sono di proprietà privata e su ogni isoletta è stata edificata una casa. Ve ne sono di molto sontuose, altre sembrano più modeste. Un paradiso per gli sport acquatici.
Mentre ammiriamo il paesaggio notiamo anche che si stanno formando molti cumuli torreggianti che non lasciano presumere nulla di buono per la serata. Quando scendiamo a terra e ci incamminiamo verso la nostra residenza inizia a piovere ed il cielo è grigio e minaccioso. Facciamo una meteo e troviamo un fronte temporalesco che sta attraversando il Quebec da ovest ad est ed interesserà tutta la provincia fino al mattino seguente. E così siamo obbligati alla seconda pausa forzata di questo Fly-Out. Giustificata, visto che la pioggia temporalesca cadrà fino a tarda notte.

 


Un po’ kitsch la nostra nave da crociera

 


Le mille isole

 


Ognuna con la propria casa

 


Anche lussuosa

 


Finita la pioggia uno squirrel esce allo scoperto

 

 

Mercoledì 1° agosto 2012

 

Kingston – Montréal (1h10m)


Al mattino il tempo è splendido e ci rechiamo all’aeroporto di buon ora. Una gentile controllore del traffico ci guida fino all'intercettamento dell'ILS quando, lasciandoci alla torre, ci augura un buon soggiorno in perfetto Schwitzerdütsch. E poi ancora il controllore del Ground salutandoci ci augura un “Happy National Day”. Ci sentiamo un po’ a casa.

 


Verso est si riconoscono i residui del fronte passato durante la notte

 


Una gentile controllore di volo svizzero-tedesca ci saluta molto calorosamente. Non approdiamo a Mirabel, l’hub canadese sede della Bombardier, ma al St-Hubert, più vicino al centro, ma che conta pur sempre tre piste. All'FBO, sede di una scuola di volo molto attiva con numerosi Cessna, riceviamo molti complimenti per il nostro aereo.

 

Montréal è una città molto viva e moderna. Conta tre milioni di abitanti, una metropolitana efficiente, una City con numerosi grattacieli, è stata sede dell’esposizione universale e dei giochi olimpici nel 1976. È il cuore economico, politico e culturale del Canada.

 


Anche Montréal è attraversata dal fiume San Lorenzo.

 


Il fiume forma due isole, trasformate in parchi pubblici
e centri ricreativi

 


Su una delle isole si trova anche il circuito
automobilistico “Gilles Villeneuve”

 


La città è molto estesa ma ci si sposta velocemente con il metro

 


Saliamo sulla torre olimpica

 


Sguardo verso la City

 


Lo stadio coperto da 70'000 posti. Dopo le olimpiadi
non è più stato usato per l’atletica ma per il football e il baseball

 


Anche Montreal ha la sua città vecchia

 


L’albergo: dalla dimora di Kingston all’Holiday Inn della capitale

 


Intanto si è fatto notte. Domani partiremo presto.

 

 

Giovedì 2 agosto 2012

 

Sulla via del ritorno dobbiamo allungare nuovamente le tappe. Inoltre rincorriamo i fusi orari. Perdiamo un'ora fino a Goose Bay, ne perderemo un’altra in Groenlandia, due in Islanda e ancora due in Svizzera. Le giornate di volo si accorciano così di parecchio.
 

Montréal – Goose Bay (4h00m)


L'unico volo odierno riempie tutto il giorno, anche perché dovremo coricarci molto presto in vista della lunga giornata di domani. Anche questa volta possiamo scegliere la pista ma non sbagliamo. L’FBO al nostro arrivo è molto efficiente e in pochi minuti abbiamo rifornito, fatti i due piani di volo per il giorno seguente e ci siamo trasferiti in albergo.

 


Dopo il decollo sorvoliamo il villaggio olimpico

 


Lasciamo nuovamente la civiltà per paesaggi sconfinati

 


A Goose Bay siamo ormai di casa

 


Qui non si rifornisce Jet A1 bensì F-34, carburante militare
già addizionato di antigelo

 


All’FBO prepariamo il doppio piano di volo per il giorno seguente.
Poi a letto presto. Perderemo tre ore di fuso.

 

 

Venerdì 3 agosto 2012

 

Goose Bay – Narsarsuaq (3h48m)


Ci alziamo alle cinque e alle sei e mezzo siamo in volo dopo aver indossato le mute stagne. Ci precede di qualche minuto un ferry pilot che trasferisce in Europa un Piper Matrix. Finalmente incontriamo il vento a favore, anche se non fortissimo. Il tempo a Narsarsuaq è coperto alto e ci permette di vedere qualcosa di più che all’andata.

 


Alle sei del mattino siamo pronti al volo.
Il collega del Matrix sta già rullando al punto d'attesa

 


Siamo in finale a Narsarsuaq: la famigerata “sea fog”
scopre la pista dietro alla collinetta

 


Un grosso iceberg solitario

 


Il fiordo è piuttosto stretto, la pista in salita.
Qualche dubbio per un circuito dopo una eventuale riattaccata?.



Che ci abbiano provato loro?

 

Narsarsuaq – Keflavik (3h41m)


Il decollo è spettacolare. Sorvoliamo i ghiacci perenni lungo la rotta verso nord-est. Scegliamo quale destinazione Keflavik perché ci permetterà di decollare il giorno seguente, sabato, al mattino presto mentre Reykjavik apre solamente alle nove. Atterriamo in serata con un discreto vento al traverso. In meno di 10 minuti siamo in albergo.

 


Il bianco delle nubi si confonde con quello dei ghiacci

 


Solo le cime più alte riescono a bucare il ghiaccio

 


Giochi di luce sul ghiacciaio

 


La bocca del ghiacciaio termina in mare: qui si staccano gli icebergs


 

 

 


Poi solo nubi fino in Islanda

 


Ecco la penisola di Keflavik

 


La laguna blu riscaldata naturalmente e dove si
può immergersi anche in pieno inverno

 


Ex base operativa americana, Keflavik possiede due interminabili piste incrociate. Per la sua posizione esposta ai venti è usata dai collaudatori di Airbus per dimostrare il “Max crosswind “ dei nuovi aeroplani da certificare

 

 

Sabato 4 agosto 2012
 

Keflavik – Prestwick (3h53m)

 
Ennesima levataccia, questa volta alle quattro e mezzo, per correre dietro al fuso orario. Decollo nella pioggia alle sei del mattino e magnifico volo on top con vento in favore.

 


La pioggerella disturba la vestizione delle mute ma non il volo

 


Dopo meno di due minuti avvolti dalla nebbia e dalle nubi

 


Ci godiamo uno splendido sole mattutino

 


Ecco il vulcano Jakull … che tanto ha sconvolto
il mondo dell’aviazione civile

 


Uno splendido tappeto di nubi ci accompagna fino in Scozia

 


Dove incontriamo però le prime avvisaglie della
bassa pressione sulla Gran Bretagna

 


In finale a Prestwick, altra base americana. Abbiamo ripetuto lo storico volo del 2006 con il HB-CIC durato oltre sei ore (vedi Fly-Out). Grazie alla velocità del nostro Silver Eagle, questa volta abbiamo impiegato poco più della metà del tempo.

 

Prestwick – Lugano (4h40m)

 

Sbrighiamo le procedure in pochi minuti, riponiamo le mute stagne e ci involiamo sulla via di casa. Il vento inizialmente contrario gira progressivamente al traverso. Stiamo attraversando un centro di bassa pressione sul sud dell’Inghilterra. Dobbiamo schivare numerose formazioni cumuliformi deviando spesso dalla rotta. Sulla Francia il tempo migliora anche se il vento ci gira progressivamente contro. Sulle Alpi si affacciano nuovi problemi. Vi sono CB insormontabili sul Ticino settentrionale e attraversiamo le creste sopra l’alto Vallese a FL 170. Ci spingiamo fino sopra Pallanza prima di riuscire ad avere un contato visivo con il terreno. Qui decidiamo di cancellare il piano IFR e rientriamo comodamente a vista via Luino e W.

 


Grossa attività convettiva sul sud dell’Inghilterra

 


Ma anche sulle Alpi non è meglio. Dobbiamo dirigerci verso
l’alto Vallese e restare in quota fino sopra Pallanza prima di poter scendere

 


Un temporale sul Ceneri convoglia vento lungo la valle del Vedeggio.
La 01 è la pista in uso.

 

Quello appena concluso è stato il Fly-Out più lungo della nostra carriera aeronautica. Ci ha impegnato per 45 ore di volo e durante 15000 Km percorsi. Un traguardo raggiunto grazie ai mezzi tecnici di cui abbiamo potuto disporre, quali l’affidabilità del Cessna P210 a turbina, l’avionica “Glass Cockpit” installata nel 2011, l’evoluzione del “Flight Bag” elettronico con l’introduzione dell’IPad.
Ma non solo: parallelamente ai mezzi tecnici abbiamo costantemente migliorato la nostra capacità di pilotaggio e la nostra affidabilità, acquisendo negli anni esperienza e confidenza. Ma conservando sempre il massimo rispetto e forse anche un pizzico di timore reverenziale nei confronti del volo, comportandoci nel modo più serio e speriamo anche professionale possibile.

È non è finita qui. Il 2012 ci ha regalato ancora di più del Fly-Out più lungo della nostra carriera aeronautica. A distanza di pochi mesi, dapprima Gianmaria e quindi Paolo, abbiamo raggiunto l’ambizioso traguardo delle “mille ore” volate, una pietra miliare nella carriera del pilota privato.

Questo traguardo è stato raggiunto soprattutto grazie al sodalizio di ALIDALBATROS, che proprio quest’anno festeggia i suoi 10 anni di esistenza. E naturalmente ci auguriamo che ai primi dieci anni, ne seguano altrettanti ricchi di soddisfazioni, avventure ed emozioni sempre nel segno dell’amicizia e del massimo rispetto reciproco.

 

top